IL PERICOLOSO POTERE DISTRUTTIVO DEL WEB – LA STORIA CALCISTICA DI ALBERTO MALESANI

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IL PERICOLOSO POTERE DISTRUTTIVO DEL WEB – LA STORIA CALCISTICA DI ALBERTO MALESANI

Gira in questi giorni un’amara intervista di Alberto Malesani, nella quale il tecnico veronese si rammarica del fatto di essere stato masticato e rigettato dal mondo del calcio e da quasi totalmente la colpa al Web.

In effetti se chiedi ad un ragazzo di 20 anni appassionato di calcio se conosce Malesani probabilmente ti dice di sì e ride pensando alle interviste storiche in cui sbroccava o a qualche foto che gira in rete. Eh già, basta una foto e sei un ubriacone, il sistema web funziona così ed è pericolosissimo, specie per i personaggi famosi.

Oggi Alberto Malesani è visto da tutti in questo modo, è definito “mollo” per una sua conferenza stampa post partita ed un ubriacone per una foto e perché gestisce un’azienda vinicola.

Ma non è stato sempre così; una ventina di anni fa Alberto Malesani era un giovane allenatore, che proponeva un calcio globale e diverso rispetto agli standard italiani, un calcio che lo portò a vincere e divertire. Ex impiegato della Canon, mollò il lavoro per allenare la squadra di un piccolo quartiere veronese, il Chievo, portandolo a vincere il campionato di C1 e stabilizzarsi in B; un risultato storico che gettò le basi per la successiva scalata in A. Fu poi scelto da Cecchi Gori e visse una bellissima stagione alla Fiorentina, chiusa con un quinto posto. Da tifoso viola ho splendidi ricordi di quella stagione, dallo stesso Malesani sotto la curva in pantaloncini per il gol di Batistuta al 90simo contro l’Udinese alla prima giornata alle prestazioni stupende con le big tra le quali un 3-0 alla Juventus con Firicano sotto la curva ed un gol antologico di “spadino” Robbiati.  Poteva nascere un bel progetto calcistico ma Vittorio Cecchi Gori era un presidente troppo turbolento e Malesani ci mise del suo con il suo carattere troppo schietto che pagherà caro in un mondo falso come quello del calcio. Invece durò solo un anno e poi Malesani allenò il Parma più forte della storia del club, quello di Buffon, Cannavaro, Thuram, Veron, Fuser, Dino Baggio, Chiesa e Crespo raccogliendo una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana ed una Coppa UEFA, ultimo allenatore italiano che riuscì nell’impresa di vincere il secondo trofeo continentale. Era bello quel parma, particolare, un calcio totale che richiamava principi olandesi e diverso da quello giocato da tutte le altre squadre. Dall’iniziale 3-4-3 utilizzato al Chievo, il nostro Alberto passò ad un 3-4-1-2, con una squadra super offensiva che però ha sempre stentato a trovare i giusti equilibri difensivi. Era un calcio diverso, le squadre erano più lunghe e giocavano a compartimenti stagni, non cortissime come adesso, si ricorreva spesso all’1 contro 1 e lo spettacolo era maggiore. Anche a Parma ebbe qualche screzio con patron Tanzi e dopo aver toccato il suo punto più alto in carriera il buon Alberto inizio una rapida discesa, senza peraltro poter allenare una squadra di livello e accettando poi negli ultimi anni situazioni disperate senza alcun risultato positivo.

Se è vero che il web ha avuto il merito di distruggere l’immagine di Alberto è altresì vero che il suo calcio era innovativo ma non è riuscito a cambiarlo in un periodo di forte cambiamento calcistico. Non gli ha giovato poi il suo carattere, schietto e genuino, ed i rapporti con i presidenti non sono mai stati troppo positivi. E comunque la persona Alberto Malesani ha chiare fragilità che si ripercuotono nel mestiere di allenatore.

Personalmente gli auguro ogni bene e spero possa tornare ai fasti passati anche se credo sia molto improbabile; spero però che dopo l’intervista qualcosa si smuova e si possa rivederlo su qualche panchina di A o B e si posso tornare a sorridere delle sue conferenze stampa, perché si può sorridere senza schernire e Alberto ha già pagato abbastanza.

Parlare di lui da tifoso viola mi ha fatto venire tanta nostalgia… era bella la Fiorentina di quegli anni, il campionato era più bello perché c’erano le 7 sorelle e c’era molto più equilibrio, c’era più stadio e meno tv e si cantava tutti assieme in Fiesole “E Malesà e Malesà e Malesà sa sa sa sa”

A cura di Antonio Conca

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